NEWSLETTER 1 GIUGNO – PLENARIA STRASBURGO

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STALKING: UNA LEGISLAZIONE EUROPEA AD HOC PER COMBATTERE UN FENOMENO ANCORA TROPPO SOTTOVALUTATO

«L’Europa può fare di più contro lo stalking». Insieme ai colleghi del Gruppo PPE Esteban Gonzalez Pons e Teresa Jimenez Becerril Barrio (Popolari spagnoli) e Anna Maria Corazza Bildt (Partito Moderato svedese) – assente giustificato il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, che però ci ha assicurato il suo «personale impegno» a sostegno dell’iniziativa – ho illustrato in conferenza stampa a Strasburgo le proposte del Gruppo PPE al Parlamento Europeo per rendere più efficaci le normative contro il reato di stalking e per la protezione delle vittime nell’Unione Europea.
Ad oggi, non tutti i Paesi membri hanno aderito alla Convenzione di Istanbul, che è l’unico trattato internazionale che offre una base legale per riconoscere lo stalking come reato: ecco perché all’Unione Europea chiediamo di agire su tre fronti, con l’obiettivo di garantire alle donne la libertà di vivere, di amare e di di circolare liberamente all’interno dell’Unione senza più l’incubo delle persecuzioni.
Primo, una legislazione ad hoc sul reato di stalking, che possa valere per tutti gli Stati membri. Secondo, la sensibilizzazione culturale nei confronti di un fenomeno che, seppur diffusissimo, è ancora troppo sottovalutato. Terzo, le misure restrittive contro gli stalker, come il divieto di avvicinamento, quando adottate in uno Stato devono automaticamente valere su tutto il territorio europeo attraverso l’Ordine di Protezione Europeo.
Un pacchetto di iniziative che vanno di pari passo alle opportunità offerte dalla tecnologia: in Italia, è stata appena lanciata la App MyTutela, che permette di tenere registrate e archiviate tutte le comunicazioni sul cellulare e sui social network per poterle utilizzare efficacemente in sede legale dalle vittime di stalking, mentre dalla Spagna giungono ottimi riscontri in termini di deterrenza dei braccialetti elettronici anti-stalker, che presto saranno disponibili anche in Italia, anche se mancano ancora i decreti attuativi per omologarli e metterli a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura.

 

#EUBUDGET, LUCI E OMBRE: OCCORRE RIDIMENSIONARE I TAGLI ALL’AGRICOLTURA

Martedì in plenaria è iniziata la discussione sul “quadro finanziario pluriennale 2021-2027”, il Budget dell’Unione per il prossimo settennato, il primo dell’era post-Brexit. Un giro di boa decisivo per l’intera Europa ma anche per il nostro Paese. Un budget che ha luci e ombre.

Sono preoccupata per la riduzione dei fondi per la PAC (Politica Agricola Comune), quindi penso e spero che si possano trovare delle compensazioni, assolutamente utili e necessarie per i nostri agricoltori, con dei finanziamenti diretti. Molto bene, sicuramente, l’aumento delle risorse per l’innovazione, per le piccole e medie imprese e anche per l’Erasmus, perché è un tema rivolto alle nuove generazioni sicuramente importante.

A volte però rispetto alle critiche che vengono mosse anche da qualche collega italiano c’è un controsenso: a chi dice che il bilancio europeo non va bene e che i fondi di coesione non vanno bene, rispondo che l’Italia dovrebbe impegnarsi di più per spendere tutti i soldi che l’Unione europea dà. Perché per ora, su molti fondi di coesione e strutturali, noi spendiamo solo il 60% di quello che l’Europa ci offre. Prima di criticare, forse conviene che l’Italia spenda i fondi che ottiene, anche se ribadisco che in questo Budget occorrerà mettere mano ad un ridimensionamento dei tagli alla PAC.

 

DAZI, NESSUNA MARCIA INDIETRO DAGLI USA: ORA L’EUROPA SI COMPATTI PER TRATTARE E SCONGIURARE UNA PERICOLOSA ESCALATION

Purtroppo quanto avevo già preannunciato nel corso della mia missione istituzionale a Washington si è puntualmente verificato: da oggi, primo giugno, in assenza di una proroga all’esenzione che era stata concessa all’Unione Europea, sono entrati in vigore i dazi sull’acciaio e sull’alluminio introdotti dal governo americano di Donald Trump. Vi rimando a questo link per una sintesi efficace di quanto accaduto e delle prime reazioni: https://www.huffingtonpost.it/2018/05/31/quanto-costeranno-allitalia-i-dazi-su-acciaio-e-alluminio-imposti-da-trump-allue_a_23448042/

Ora l’Europa deve fare fronte comune, agendo unita e non in ordine sparso, per far recedere al più presto Trump da questo suo sbaglio, e per evitare il rischio di una guerra commerciale che per l’Italia in particolare potrebbe essere devastante. Già la nostra industria dell’acciaio subirà contraccolpi, visto che l’Italia è il quinto Paese esportatore di acciaio verso gli Stati Uniti, ma i ventilati ulteriori dazi sul settore automotive, oltre che in generale le prospettive per il Made in Italy in caso di un’escalation che possa tramutarsi in una vera e propria guerra commerciale sull’asse atlantico, sono fonte di grande preoccupazione. Occorrono nervi saldi, compattezza e una cabina di regia per una trattativa schietta con l’alleato americano, prima di innescare contromisure.

 

SPAZIO SCHENGEN DA SALVARE: COME? RAFFORZANDO LE FRONTIERE ESTERNE

Quando si parla di Schengen, si fa riferimento allo spazio di libera circolazione delle persone senza controlli alle frontiere interne tra gli Stati membri, uno degli emblemi per eccellenza dell’Unione Europea. Una conquista che negli ultimi anni è stata messa sotto attacco, soprattutto in seguito all’esplosione dell’emergenza dei richiedenti asilo e dei rifugiati: l’Italia lo sa bene, perché i controlli ai valichi del Brennero e di Ventimiglia (con il caos e i disagi che ne sono derivati, se pensiamo alle code chilometriche al Brennero che hanno messo in ginocchio il mondo dell’autotrasporto) sono tornati ad essere vere e proprie frontiere, riportando indietro le lancette della storia.

Come dichiarato in aula a Strasburgo dall’autore della relazione annuale sul funzionamento dello spazio Schengen, il deputato Carlos Coelho, «lo spazio Schengen è a un bivio e richiede azioni decisive e congiunte per ristabilire appieno i vantaggi che esso apporta ai cittadini».

Io ho chiesto che l’Europa ponga maggior attenzione, anche in termini di investimenti, sul rafforzamento delle frontiere esterne, piuttosto che sull’inasprimento dei controlli a quelle interne. Occorre una maggiore condivisione nell’affrontare il tema dei migranti, che non lasci soli i Paesi avamposto sul Mediterraneo. La proposta della Commissione UE per il Budget 2021 di assumere 10mila agenti Frontex in più, un’iniziativa del PPE, va in questa direzione.

 

LAVORATORI DISTACCATI: NUOVE REGOLE ANTI-DUMPING

In plenaria a Strasburgo è stato votato un accordo definitivo sulle nuove regole sul distacco dei lavoratori. Si tratta di regole che si muovono chiaramente nella direzione di un’Europa più sociale e più equa, che eviti quei fenomeni di dumping sociale interno all’Unione, che spesso sono causa di insofferenza nei confronti dello spirito comunitario.

Come Gruppo PPE, abbiamo lavorato duramente per garantire che le nuove regole fossero vantaggiose sia per i lavoratori che per le aziende.
Migliori condizioni di lavoro per i lavoratori, che dovrebbero beneficiare delle stesse regole retributive dei lavoratori nello Stato membro ospitante, compresi i bonus.
Un ambiente economico migliore per le imprese: concorrenza più equa per evitare il dumping sociale.
Migliore accesso alle informazioni per i lavoratori e le imprese attraverso un sito web che fornisce informazioni centralizzate sulle regole applicabili ai lavoratori distaccati.
Per ulteriori informazioni vi rimando a questo link: https://epp.group/2LGBbWP



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