Newsletter Marzo

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EMA: IL MIO NO ALLA RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO A FAVORE DI AMSTERDAM. ANCORA UNA VOLTA NON RISPETTATA DIGNITA’ ITALIANA

Sono mesi che si parla della nuova ubicazione della sede dell’agenzia europea per i medicinali. Come noto, in seguito alla decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione europea, nel novembre 2017 i ministri dell’UE stabilirono, mediante sorteggio, di trasferire la sede da Londra ad Amsterdam. Un grande smacco per l’Italia, per la Lombardia e soprattutto per Milano, reso peraltro ancora più grave dalle carenze e dai limiti anche strutturali emersi solo nelle settimane successive proprio sulla possibile futura sede olandese.

In qualità di parlamentare europea avevo già alzato la voce per denunciare la grave assenza del Governo italiano, incapace di sapere gestire in modo adeguato una partita fondamentale per lo sviluppo e l’innovazione del Bel Paese, invitando direttamente il Premier Gentiloni a trasferirsi a Bruxelles per battere i pugni su tutti i tavoli europei proprio per difendere e promuovere la dignità dell’Italia.

Non solo: in occasione della plenaria di Strasburgo di questa settimana, ho votato contro la risoluzione presentata al Parlamento Europeo che ha espresso un sì, seppur condizionato, ad Amsterdam. Se la procedura, come appunto emerso nelle scorse settimane e come peraltro riconosciuta dagli stessi eurodeputati, è stata caratterizzata da scarsa trasparenza, da italiana non potevo certo dare assenso ad un provvedimento che comunque ancora una volta non ha voluto considerare le legittime posizioni dell’Italia.

Ora dobbiamo solo auspicare al più presto la nascita di un governo di centrodestra che finalmente, senza timori o inutili riverenze rispetto ad alcune cancellerie europee, difenda in modo adeguato gli interessi e le speranze dell’Italia nel quadro dell’unità europea.

 

PROGRAMMA EUROPEO DI SVILUPPO DEL SETTORE INDUSTRIALE DELLA DIFESA

Con il suo voto favorevole il Parlamento ha dato l’avvio ad un nuovo programma di sviluppo per il settore industriale della difesa dotandolo di un budget di 500 milioni di EUR.

È un programma che risponde alle sfide del comparto industriale della difesa in Europa. Il bilancio totale per la difesa degli Stati membri è in calo, contrariamente a quanto accade per altri attori mondiali quali Cina e Russia e il totale delle dotazioni destinate alla difesa negli Stati Uniti è pari al doppio di quello dell’Unione europea. Al contempo, l’assenza di cooperazione a livello europeo si traduce in una ridondanza di sistemi d’arma e di attrezzature e, pertanto, in una consistente inefficacia di bilancio. La cooperazione non è sufficientemente sviluppata e la mancanza di specifiche comuni agli Stati membri ne è un chiaro indice. Ciò comporta ritardi e costi aggiuntivi nello sviluppo di progetti seppur emblematici. Inoltre, la dipendenza da paesi terzi per prodotti o tecnologie nuoce all’autonomia strategica dell’Unione.

E’ indispensabile quindi che questo nuovo Programma venga attuato sin da gennaio del 2019, al fine di garantire prospettive concrete per l’industria della difesa europea per il periodo post 2020.

Primo obiettivo: autonomia strategica, fondamentale per garantire che l’Unione abbia libertà d’azione sulla scena globale e può essere rafforzata solo attraverso una migliore cooperazione tra gli Stati membri e tra le imprese, la cui base deve poggiare sulle priorità degli Stati membri in materia di capacità. Ciò garantirà la sostenibilità dei progetti.

Secondo obiettivo: rafforzamento della competitività dell’industria e dell’innovazione. Investire quindi nelle risorse umane, nella ricerca e nella cooperazione tra Stati membri.

Terzo obiettivo: il ruolo cruciale delle PMI le quali svolgono un svolgono un ruolo fondamentale nei settori della difesa e della sicurezza in Europa. Tutti gli Stati membri che dispongono di imprese potenzialmente in grado di contribuire all’eccellenza tecnologica nel campo della difesa e della sicurezza avranno la possibilità di beneficiare del programma dando vita a nuove cooperazioni, senza aggiungere eccessive restrizioni ai programmi industriali di per sé già molto complessi. Inoltre, ad esse verrà riservata una categoria di progetti dedicata, garantendo che almeno il 10 % della dotazione complessiva del programma sia destinata a iniziative volte a promuovere la partecipazione transfrontaliera delle PMI.

UGUAGLIANZA DI GENERE NEGLI ACCORDI COMMERCIALI DELL’UE

Le donne sono interessate dal commercio e dagli accordi commerciali in qualità di potenziali imprenditrici, consumatrici e lavoratrici ed è giusto che i loro diritti siano tenuti sufficientemente in considerazione nelle valutazioni d’impatto sulla sostenibilità degli accordi commerciali.

Purtroppo nella realtà dei fatti le donne incontrano specifiche limitazioni di genere, come un limitato accesso alle risorse e un ridotto controllo delle stesse, discriminazioni giuridiche, divario salariale e digitale, pregiudizi culturali, l’onere di svolgere attività di assistenza non retribuite derivanti dai ruoli di genere tradizionali.

Cosa chiede quindi il Parlamento europeo? Chiede all’Unione europea di condurre una politica commerciale basata sui valori, che comprenda non solo la garanzia di un livello elevato di protezione dei diritti del lavoro e ambientali, ma anche il rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali, tra cui l’uguaglianza di genere. Integrare quindi la partecipazione delle donne al processo decisionale, nei processi di negoziazione commerciale e di elaborazione delle politiche commerciali, garantirebbe un primo passo importante per la promozione dell’uguaglianza di genere.

Cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità informatica – minaccia ai servizi pubblici

Durante la scorsa sessione plenaria di Strasburgo si è dibattuto su una tematica attuale già affrontata alla riunione di presidenza del PPE a Tallinn a settembre 2017: la cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità informatica.

Gli incidenti di sicurezza in tutti i settori industriali sono aumentati e oltre la metà delle società europee ha subìto almeno un incidente di cibersicurezza.

L’Unione Europea si è proposta di rafforzare le sue norme in materia di cibersicurezza per combattere la crescente minaccia dei ciberattacchi, migliorando la consapevolezza e la risposta da parte degli Stati membri e delle istituzioni dell’UE. I ministri hanno, infatti, evidenziato la necessità che tutti i paesi dell’UE mettano a disposizione le risorse e gli investimenti necessari per affrontare la questione della cibersicurezza, sottolineando l’importante collegamento esistente tra la fiducia nell’Europa digitale e il conseguimento della ciber-resilienza in tutta l’UE.

 



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