NewsLetter Febbraio

NewsLetter Febbraio

NIENTE PIU’ OSTACOLI INGIUSTIFICATI AL COMMERCIO ELETTRONICO

Nel corso di questa sessione plenaria il Parlamento ha dato il via libera, con 557 voti favorevoli, 89 contrari e 33 astensioni, alle nuove norme che mettono fine, per il prossimo Natale, alle limitazioni allo shopping online e che mirano a spingere l’e-commerce al fine di realizzare a pieno il potenziale del mercato interno.

Gli acquirenti online avranno un maggiore accesso transfrontaliero a prodotti quali prenotazioni alberghiere, noleggio di auto o biglietti per concerti, in base alle nuove norme che vietano il geoblocking ingiustificato

In base alle nuove norme, i consumatori potranno scegliere da quale sito web desiderano acquistare beni o servizi senza essere bloccati o reindirizzati automaticamente verso un altro sito web a causa della nazionalità, del luogo di residenza o dell’ubicazione temporanea.

Gli operatori commerciali dovranno trattare gli acquirenti online provenienti da un altro Paese dell’UE allo stesso modo dei clienti locali, ossia permettere loro l’accesso agli stessi prezzi o alle stesse condizioni di vendita, in particolare quando: acquistano beni fisici (ad esempio elettrodomestici, elettronica, abbigliamento) che dovranno essere spediti o nel proprio Stato membro alle stesse condizioni di consegna offerte per gli acquirenti locali, o ritirati in un luogo concordato da entrambe le parti nel Paese dell’UE in cui il commerciante offre tale possibilità, ricevono servizi elettronici non protetti da copyright quali cloud, firewall, memorizzazione di dati, hosting di siti web, o acquistano un servizio fornito nei locali commerciali o in un luogo fisico in cui opera il commerciante, ad esempio soggiorni in hotel, eventi sportivi, noleggio auto, festival musicali o biglietti per i parcheggi.

Esclusi per ora i contenuti protetti da copyright

I contenuti digitali protetti da copyright, come i libri elettronici, la musica o i giochi online, non saranno coperti per il momento dalle nuove norme. Tuttavia, i negoziatori del Parlamento europeo hanno inserito nella legge una “clausola di revisione”, che impone alla Commissione europea di valutare entro due anni se il divieto di geoblocking debba essere esteso a tali contenuti. Anche i servizi audiovisivi e di trasporto sono per il momento esclusi dal campo d’applicazione.

Il regolamento sul geoblocking sarà applicabile in nove mesi a decorrere dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE, quindi per la fine dell’anno.

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BALCANI OCCIDENTALI NELL’AGENDA POLITICA ESTERA DELL’UE

Durante la scorsa sessione plenaria a Strasburgo, il capo della politica estera dell’UE, Federica Mogherini, ha reso nota la nuova strategia dell’UE per i Balcani occidentali. Già nel 2017, il presidente Juncker della Commissione Europea aveva annunciato l’intenzione di adottare una “prospettiva di allargamento credibile e un maggiore impegno dell’UE nei confronti dei Balcani occidentali”; infatti, la strategia conferma il chiaro percorso dei Balcani di unirsi all’UE.

I Balcani occidentali sono destinati a dominare l’agenda della politica estera dell’UE nel 2018, dato anche dal fatto che la regione è una delle priorità della Presidenza bulgara del Consiglio dell’UE. Gli sforzi per integrare la regione nell’Unione europea sono tradizionalmente sostenuti anche dal Parlamento europeo, che vede nei Balcani un mercato interessante per i rapporti commerciali e gli investimenti. L’UE è il principale partner commerciale dei Balcani occidentali con un volume commerciale totale annuo di 43 miliardi di euro ed è anche il donatore e investitore più importante della regione nonché il principale partner politico dei Balcani.

Inoltre, la regione potrebbe diventare un valido alleato nell’organizzazione dei flussi dei rifugiati (dalla Siria verso l’Europa). Tuttavia è necessario garantire una coesistenza pacifica tramite una gestione della sicurezza, modificando la società e colmando le carenze dello Stato di diritto, dei diritti fondamentali e della lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Sono state presentare le relazioni periodiche sull’allargamento dell’UE (previsto nel mese di aprile); tali relazioni analizzano il punto sui progressi compiuti dai Paesi che desiderano aderire all’UE. Serbia e Montenegro sembrano essere i Paesi più vicini all’UE poiché i negoziati di adesione sono in pieno svolgimento, mentre l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia e l’Albania sono ancora in attesa dell’avvio dei negoziati. Bosnia-Erzegovina e Kosovo sono in ritardo, ma restano potenzialmente due paesi candidati.

L’impegno dell’Unione europea nei confronti dell’integrazione europea della regione è stata confermata dall’annuncio da parte della Commissione di sei iniziative con azioni specifiche che l’UE assumerà nei prossimi anni per sostenere gli sforzi di trasformazione dei Balcani occidentali in settori di reciproco interesse. Queste iniziative mirano a settori specifici di interesse comune: stato di diritto, sicurezza e migrazione, sviluppo socioeconomico, trasporti e connettività energetica, agenda digitale, riconciliazione e relazioni di buon vicinato.

Tuttavia, la strategia prevede anche la collaborazione dei Balcani nel risolvere i loro conflitti interni e nel trasformare la loro mentalità per aderire ai criteri imposti dall’UE per farne parte.

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RIFORMA DEL REGOLAMENTO DI DUBLINO

Il Regolamento di Dublino è lo strumento legislativo che stabilisce le regole deputate a determinare lo Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale.

 

Elementi principali della proposta:

  • Controlli di sicurezza

Tutti i migranti in entrata nel territorio dell’Unione europea saranno sottoposti a stringenti controlli di sicurezza.

Le domande di protezione internazionale da parte di richiedenti asilo che presentano un profilo potenzialmente pericoloso saranno oggetto di procedura accelerata (iter più veloce rispetto a quello previsto per la procedura di esame ordinaria).

L’obiettivo ultimo è quello di evitare che richiedenti pericolosi vengano trasferiti dentro il territorio dell’Unione.

 

  • Distinzione tra migranti bisognosi e “falsi migranti”

E’ necessario distinguere adeguatamente coloro che scappano da guerre e persecuzioni, meritevoli di protezione, dai migranti che abbandonano i propri paesi per ragioni differenti (es. migranti economici, migranti climatici, ecc…), i quali dovrebbero essere prontamente rimpatriati.

Allo scopo di evitare che i “falsi rifugiati” (es. migranti economici che presentano domanda di protezione internazionale al solo scopo di evitare, o ritardare, la procedura di rimpatrio), entrino nel “sistema Dublino”, e nella sua logica di trasferimento verso altri Stati membri, si è introdotta, all’interno del Regolamento, una nuova procedura, il cui compito è quello di svolgere la funzione di una sorta di “filtro”.

 

  • I “criteri di Dublino”

Il sistema di determinazione dello Stato membro competente per una domanda di protezione internazionale si basa sull’applicazione gerarchica di una serie di criteri → Criterio familiare (basato sulla “riunificazione familiare”); Criterio basato sul possesso di un precedente visto/permesso di soggiorno; Criterio basato sul possesso di un diploma professionale/accademico

  • Sostegno finanziario da parte dell’Unione europea

Tutte le spese di accoglienza per i richiedenti durante la fase di Dublino delle procedure dovranno essere a carico del bilancio dell’UE, così da non imporre un onere iniquo agli Stati membri che dovranno eseguire un gran numero di tali procedure. Inoltre, la responsabilità del trasferimento dei richiedenti a seguito di decisioni a norma del regolamento di Dublino dovrà essere trasferita all’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo.

  • Calcolo dell’equa responsabilità

La quota equa di ciascuno Stato membro nel sistema di ricollocazione è calcolata sulla base del PIL e della popolazione. In questo modo si garantisce che ai paesi più grandi e più ricchi spetti una quota maggiore rispetto a quelli più piccoli e meno ricchi. I richiedenti saranno trasferiti attraverso il sistema correttivo di assegnazione negli Stati membri che abbiano ricevuto un numero di richiedenti inferiore alla loro quota equa.

  • Garanzie per i minori accompagnati e non accompagnati

Le principali disposizioni comprendono norme rafforzate sulle valutazioni dell’interesse superiore, requisiti rigorosi sulla designazione dei tutori e sulla comunicazione di informazioni adattate ai minori. Non si effettueranno trasferimenti di minori non accompagnati senza una valutazione dell’interesse superiore da parte di una squadra multidisciplinare in presenza di un tutore nello Stato membro ricevente.

TURCHIA: IMPENSABILE UN PROGRESSO VERSO L’ADESIONE

Questa settimana, anche in concomitanza con la visita del Presidente della Turchia Erdogan in Italia, il Parlamento europeo ha dibattuto sulla situazione attuale dei diritti umani in Turchia in presenza dell’Alto rappresentante UE Federica Mogherini e del Commissario per l’allargamento e la politica di vicinato Johannes Hahn.

La Turchia pur essendo un attore chiave in una regione strategicamente importante, il Medio oriente e il Mediterraneo, rimane comunque un partner difficile poiché continua a perpetrare gravi violazioni dei diritti dell’uomo e il continuo uso della detenzione arbitraria, licenziamenti, sospensioni e arresti nei confronti dei difensori dei diritti umani, giornalisti, rappresentanti politici, della società civile o accademici, avvocati, non fanno altro che deteriorare lo stato di diritto

A ciò si aggiungono il lancio, da parte della Turchia, di una nuova operazione aerea e terrestre, denominata “Operazione ramo d’ulivo” in Siria, la non attuazione delle sentenze inclusa quella recente della Corte Costituzionale in merito alla liberazioni di alcuni giornalisti, la mancanza di rispetto della libertà di religione e l’accresciuta discriminazione nei confronti dei cristiani.

L’attuale situazione in Turchia è assolutamente incompatibile con un’adesione o anche con un negoziato di adesione. Erdogan e il popolo turco hanno scelto la loro strada, una strada che di sicuro si allontana molto da quella dell’Unione europea.

 



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